venerdì 30 marzo 2018

Via Crucis 2008, Benedetto XVI: "Si può forse restare indifferenti dinanzi alla morte di un Dio?" Le meditazioni affidate al card. Zen



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Il 21 marzo 2008, Venerdì Santo, Benedetto XVI si recò al Colosseo per presiedere il rito della Via Crucis le cui meditazioni furono affidate in quell'anno al card. Joseph Zen Ze-kiun, Vescovo di Hong Kong. 
Grazie come sempre a Gemma :-)
I testi delle meditazioni si trovano qui.


VIA CRUCIS AL COLOSSEO
PAROLE DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Palatino
Venerdì Santo, 21 marzo 2008

Cari fratelli e sorelle,

anche quest’anno abbiamo ripercorso il cammino della croce, la Via Crucis, rievocando con fede le tappe della Passione di Cristo. I nostri occhi hanno rivisto la sofferenza e l’angoscia che il nostro Redentore ha dovuto sopportare nell’ora del grande dolore, che ha segnato il culmine della sua missione terrena. Gesù muore in croce e giace nel sepolcro. 

La giornata del Venerdì Santo, così impregnata di umana mestizia e di religioso silenzio, si chiude nel silenzio della meditazione e della preghiera. Tornando a casa, anche noi come coloro che assistettero al sacrificio di Gesù, ci "percuotiamo il petto", ripensando a quanto è accaduto (cf Lc 23,48). Si può forse restare indifferenti dinanzi alla morte di un Dio? Per noi, per la nostra salvezza si è fatto uomo ed è morto in croce.

Fratelli e sorelle, i nostri sguardi spesso distratti da dispersivi ed effimeri interessi terreni, oggi volgiamoli verso Cristo; fermiamoci a contemplare la sua Croce. 

La Croce è sorgente di vita immortale, è scuola di giustizia e di pace, è patrimonio universale di perdono e di misericordia; è prova permanente di un amore oblativo e infinito che ha spinto Dio a farsi uomo vulnerabile come noi sino a morire crocifisso. Le sue braccia inchiodate si aprono per ciascun essere umano e ci invitano ad accostarci a Lui certi che ci accoglie e ci stringe in un abbraccio di infinita tenerezza: "Quando sarò elevato da terra, - aveva detto - attirerò tutti a me" (Gv 12,32).

Attraverso il cammino doloroso della croce gli uomini di ogni epoca, riconciliati e redenti dal sangue di Cristo, sono diventati amici di Dio, figli del Padre celeste. "Amico!", così Gesù chiama Giuda e gli rivolge l’ultimo drammatico appello alla conversione; amico chiama ognuno di noi perché è amico vero di tutti. Purtroppo non sempre gli uomini riescono a percepire la profondità di quest’amore sconfinato che Iddio nutre per le sue creature. Per Lui non c’è differenza di razza e cultura. Gesù Cristo è morto per affrancare l’intera umanità dalla ignoranza di Dio, dal cerchio di odio e vendetta, dalla schiavitù del peccato. La Croce ci rende fratelli.

Ci domandiamo: ma che abbiamo fatto di questo dono? Che abbiamo fatto della rivelazione del volto di Dio in Cristo, della rivelazione dell’amore di Dio che vince l’odio? Tanti, anche nella nostra epoca, non conoscono Dio e non possono trovarlo nel Cristo crocifisso; tanti sono alla ricerca di un amore e di una libertà che escluda Dio; tanti credono di non aver bisogno di Dio. 
Cari amici, dopo aver vissuto insieme la passione di Gesù, lasciamo questa sera che il suo sacrifico sulla Croce ci interpelli; permettiamo a Lui di porre in crisi le nostre umane certezze; apriamogli il cuore: Gesù è la Verità che ci rende liberi di amare. Non temiamo! Morendo il Signore ha salvato i peccatori, cioè tutti noi. Scrive l’apostolo Pietro: Gesù "portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti" (1Pt 2,24). 
Questa è la verità del Venerdì Santo: sulla croce il Redentore ci ha restituito la dignità che ci appartiene, ci ha resi figli adottivi di Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza. Restiamo dunque in adorazione davanti alla Croce. O Cristo, Re crocifisso, donaci la vera conoscenza di Te, la gioia a cui aneliamo, l’amore che colmi il nostro cuore assetato d’infinito. Così Ti preghiamo questa sera, Gesù, Figlio di Dio, morto per noi in Croce e risorto il terzo giorno. Amen!




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giovedì 29 marzo 2018

Benedetto XVI: Tutti noi dobbiamo sempre di nuovo imparare ad accettare Dio e Gesù Cristo così come Egli è, e non come noi vorremmo che fosse



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Il 21 aprile 2011, Giovedì Santo, in occasione della celebrazione della Messa "in coena Domini" nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Benedetto XVI tenne una bellissima omelia sull'Eucarestia e la conversione riferendola in particolare a Pietro. Il testo dell'omelia si trova qui.

Nel video anche il rito della "lavanda dei piedi" e l'Adorazione Eucaristica.
Grazie come sempre a Gemma :-)
R.


OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Giovedì Santo, 21 aprile 2011



Cari fratelli e sorelle!
Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione“ (Lc 22,15): con queste parole Gesù ha inaugurato la celebrazione del suo ultimo convito e dell’istituzione della santa Eucaristia. Gesù è andato incontro a quell’ora desiderandola. Nel suo intimo ha atteso quel momento in cui avrebbe donato se stesso ai suoi sotto le specie del pane e del vino. Ha atteso quel momento che avrebbe dovuto essere in qualche modo le vere nozze messianiche: la trasformazione dei doni di questa terra e il diventare una cosa sola con i suoi, per trasformarli ed inaugurare così la trasformazione del mondo. Nel desiderio di Gesù possiamo riconoscere il desiderio di Dio stesso – il suo amore per gli uomini, per la sua creazione, un amore in attesa. L’amore che attende il momento dell’unione, l’amore che vuole attirare gli uomini a sé, per dare compimento con ciò anche al desiderio della stessa creazione: essa, infatti, è protesa verso la manifestazione dei figli di Dio (cfr Rm 8,19). Gesù ha desiderio di noi, ci attende. E noi, abbiamo veramente desiderio di Lui? C’è dentro di noi la spinta ad incontrarLo? Bramiamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui, di cui Egli ci fa dono nella santa Eucaristia? Oppure siamo indifferenti, distratti, pieni di altro? Dalle parabole di Gesù sui banchetti sappiamo che Egli conosce la realtà dei posti rimasti vuoti, la risposta negativa, il disinteresse per Lui e per la sua vicinanza. I posti vuoti al banchetto nuziale del Signore, con o senza scuse, sono per noi, ormai da tempo, non una parabola, bensì una realtà presente, proprio in quei Paesi ai quali Egli aveva manifestato la sua vicinanza particolare. Gesù sapeva anche di ospiti che sarebbero sì venuti, ma senza essere vestiti in modo nuziale – senza gioia per la sua vicinanza, seguendo solo un’abitudine, e con tutt’altro orientamento della loro vita. San Gregorio Magno, in una delle sue omelie, si domandava: Che genere di persone sono quelle che vengono senza abito nuziale? In che cosa consiste questo abito e come lo si acquista? 

La sua risposta è: Quelli che sono stati chiamati e vengono hanno in qualche modo fede. È la fede che apre loro la porta. Ma manca loro l’abito nuziale dell’amore. Chi vive la fede non come amore non è preparato per le nozze e viene mandato fuori. La comunione eucaristica richiede la fede, ma la fede richiede l’amore, altrimenti è morta anche come fede.

Da tutti e quattro i Vangeli sappiamo che l’ultimo convito di Gesù prima della Passione fu anche un luogo di annuncio. Gesù ha proposto ancora una volta con insistenza gli elementi portanti del suo messaggio. Parola e Sacramento, messaggio e dono stanno inscindibilmente insieme. Ma durante l’ultimo convito, Gesù ha soprattutto pregato. Matteo, Marco e Luca usano due parole per descrivere la preghiera di Gesù nel punto centrale della Cena: “eucharistesas” ed “eulogesas” – “ringraziare” e “benedire”. Il movimento ascendente del ringraziare e quello discendente del benedire vanno insieme. Le parole della transustanziazione sono parte di questa preghiera di Gesù. Sono parole di preghiera. Gesù trasforma la sua Passione in preghiera, in offerta al Padre per gli uomini. Questa trasformazione della sua sofferenza in amore possiede una forza trasformatrice per i doni, nei quali ora Egli dà se stesso. Egli li dà a noi affinché noi e il mondo siamo trasformati. Lo scopo proprio e ultimo della trasformazione eucaristica è la nostra stessa trasformazione nella comunione con Cristo. L’Eucaristia ha di mira l’uomo nuovo, il mondo nuovo così come esso può nascere soltanto a partire da Dio mediante l’opera del Servo di Dio.
Da Luca e soprattutto da Giovanni sappiamo che Gesù nella sua preghiera durante l’Ultima Cena ha anche rivolto suppliche al Padre – suppliche che al tempo stesso contengono appelli ai suoi discepoli di allora e di tutti i tempi. Vorrei in quest’ora scegliere soltanto una supplica che, secondo Giovanni, Gesù ha ripetuto quattro volte nella sua Preghiera sacerdotale. Quanto deve averLo angustiato nel suo intimo! Essa rimane continuamente la sua preghiera al Padre per noi: è la preghiera per l’unità. Gesù dice esplicitamente che tale supplica non vale soltanto per i discepoli allora presenti, ma ha di mira tutti coloro che crederanno in Lui (cfr Gv 17,20). Chiede che tutti diventino una sola cosa “come tu, Padre, sei in me e io in te … perché il mondo creda” (Gv 17,21). 
L’unità dei cristiani può esserci soltanto se i cristiani sono intimamente uniti a Lui, a Gesù. Fede e amore per Gesù, fede nel suo essere uno col Padre e apertura all’unità con Lui sono essenziali. Questa unità non è dunque una cosa soltanto interiore, mistica. Deve diventare visibile, così visibile da costituire per il mondo la prova della missione di Gesù da parte del Padre. Per questo tale supplica ha un nascosto senso eucaristico che Paolo ha chiaramente evidenziato nella Prima Lettera ai Corinzi: “Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1Cor 10,16s). Con l’Eucaristia nasce la Chiesa. Noi tutti mangiamo lo stesso pane, riceviamo lo stesso corpo del Signore e questo significa: Egli apre ciascuno di noi al di là di se stesso. Egli ci rende tutti una cosa sola. L’Eucaristia è il mistero dell’intima vicinanza e comunione di ogni singolo col Signore. Ed è, al tempo stesso, l’unione visibile tra tutti. L’Eucaristia è Sacramento dell’unità. Essa giunge fin nel mistero trinitario, e crea così al contempo l’unità visibile. Diciamolo ancora una volta: essa è l’incontro personalissimo col Signore e, tuttavia, non è mai soltanto un atto di devozione individuale. La celebriamo necessariamente insieme. In ogni comunità vi è il Signore in modo totale. Ma Egli è uno solo in tutte le comunità. Per questo, della Preghiera eucaristica della Chiesa fanno necessariamente parte le parole: “una cum Papa nostro et cum Episcopo nostro”. Questa non è un’aggiunta esteriore a ciò che avviene interiormente, bensì espressione necessaria della realtà eucaristica stessa. E menzioniamo il Papa e il Vescovo per nome: l’unità è del tutto concreta, ha dei nomi. Così l’unità diventa visibile, diventa segno per il mondo e stabilisce per noi stessi un criterio concreto.
San Luca ci ha conservato un elemento concreto della preghiera di Gesù per l’unità: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31s). Oggi constatiamo con dolore nuovamente che a Satana è stato concesso di vagliare i discepoli visibilmente davanti a tutto il mondo. E sappiamo che Gesù prega per la fede di Pietro e dei suoi successori. Sappiamo che Pietro, che attraverso le acque agitate della storia va incontro al Signore ed è in pericolo di affondare, viene sempre di nuovo sorretto dalla mano del Signore e guidato sulle acque. Ma poi segue un annuncio e un incarico. “Tu, una volta convertito…”: Tutti gli esseri umani, eccetto Maria, hanno continuamente bisogno di conversione. Gesù predice a Pietro la sua caduta e la sua conversione. Da che cosa Pietro ha dovuto convertirsi? All’inizio della sua chiamata, spaventato dal potere divino del Signore e dalla propria miseria, Pietro aveva detto: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore!” (Lc 5,8). Alla luce del Signore egli riconosce la sua insufficienza. Proprio così, nell’umiltà di chi sa di essere peccatore, egli viene chiamato. Egli deve sempre di nuovo ritrovare questa umiltà. Presso Cesarea di Filippo Pietro non aveva voluto accettare che Gesù avrebbe dovuto soffrire ed essere crocifisso. Ciò non era conciliabile con la sua immagine di Dio e del Messia. Nel cenacolo egli non ha voluto accettare che Gesù gli lavasse i piedi: ciò non si adattava alla sua immagine della dignità del Maestro. Nell’orto degli ulivi ha colpito con la spada. Voleva dimostrare il suo coraggio. Davanti alla serva, però, ha affermato di non conoscere Gesù. In quel momento ciò gli sembrava una piccola bugia, per poter rimanere nelle vicinanze di Gesù. Il suo eroismo è crollato in un gioco meschino per un posto al centro degli avvenimenti. Tutti noi dobbiamo sempre di nuovo imparare ad accettare Dio e Gesù Cristo così come Egli è, e non come noi vorremmo che fosse. Anche noi stentiamo ad accettare che Egli si sia legato ai limiti della sua Chiesa e dei suoi ministri. Anche noi non vogliamo accettare che Egli sia senza potere in questo mondo. Anche noi ci nascondiamo dietro pretesti, quando l’appartenenza a Lui ci diventa troppo costosa e troppo pericolosa. Tutti noi abbiamo bisogno di conversione che accoglie Gesù nel suo essere-Dio ed essere-Uomo. Abbiamo bisogno dell’umiltà del discepolo che segue la volontà del Maestro. In quest’ora vogliamo pregarLo di guardare anche a noi come ha guardato Pietro, nel momento opportuno, con i suoi occhi benevoli, e di convertirci.
Pietro, il convertito, è chiamato a confermare i suoi fratelli. Non è un fatto esteriore che questo compito gli venga affidato nel cenacolo. Il servizio dell’unità ha il suo luogo visibile nella celebrazione della santa Eucaristia. Cari amici, per il Papa è un grande conforto sapere che in ogni Celebrazione eucaristica tutti pregano per lui; che la nostra preghiera si unisce alla preghiera del Signore per Pietro. Solo grazie alla preghiera del Signore e della Chiesa il Papa può corrispondere al suo compito di confermare i fratelli – di pascere il gregge di Gesù e di farsi garante per quell’unità che diventa testimonianza visibile della missione di Gesù da parte del Padre.
“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”. Signore, tu hai desiderio di noi, di me. Tu hai desiderio di partecipare te stesso a noi nella santa Eucaristia, di unirti a noi. Signore, suscita anche in noi il desiderio di te. Rafforzaci nell’unità con te e tra di noi. Dona alla tua Chiesa l’unità, perché il mondo creda. Amen.

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Benedetto XVI: Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori



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Il 5 aprile 2012, Giovedì Santo, Benedetto XVI celebrò la Messa Crismale nella Basilica Vaticana rinnovando e spiegando le promesse sacerdotali. Il testo integrale dell'omelia si trova qui.
Grazie a Gemma per questa pietra miliare che rappresenta anche un discorso profetico.
Buon Giovedì Santo a tutti.
R.

Il testo dell'omelia:


OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Giovedì Santo, 5 aprile 2012



Cari fratelli e sorelle!

In questa Santa Messa i nostri pensieri ritornano all’ora in cui il Vescovo, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera, ci ha introdotti nel sacerdozio di Gesù Cristo, così che fossimo “consacrati nella verità” (Gv 17,19), come Gesù, nella sua Preghiera sacerdotale, ha chiesto per noi al Padre. Egli stesso è la Verità. Ci ha consacrati, cioè consegnati per sempre a Dio, affinché, a partire da Dio e in vista di Lui, potessimo servire gli uomini. Ma siamo anche consacrati nella realtà della nostra vita? Siamo uomini che operano a partire da Dio e in comunione con Gesù Cristo? Con questa domanda il Signore sta davanti a noi, e noi stiamo davanti a Lui. “Volete unirvi più intimamente al Signore Gesù Cristo e conformarvi a Lui, rinunziare a voi stessi e rinnovare le promesse, confermando i sacri impegni che nel giorno dell’Ordinazione avete assunto con gioia?” Così, dopo questa omelia, interrogherò singolarmente ciascuno di voi e anche me stesso. Con ciò si esprimono soprattutto due cose: è richiesto un legame interiore, anzi, una conformazione a Cristo, e in questo necessariamente un superamento di noi stessi, una rinuncia a quello che è solamente nostro, alla tanto sbandierata autorealizzazione. È richiesto che noi, che io non rivendichi la mia vita per me stesso, ma la metta a disposizione di un altro – di Cristo. Che non domandi: che cosa ne ricavo per me?, bensì: che cosa posso dare io per Lui e così per gli altri? O ancora più concretamente: come deve realizzarsi questa conformazione a Cristo, il quale non domina, ma serve; non prende, ma dà – come deve realizzarsi nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi? Di recente, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del Magistero – ad esempio nella questione circa l’Ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore. La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di ogni vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?
Ma non semplifichiamo troppo il problema. Cristo non ha forse corretto le tradizioni umane che minacciavano di soffocare la parola e la volontà di Dio? Sì, lo ha fatto, per risvegliare nuovamente l’obbedienza alla vera volontà di Dio, alla sua parola sempre valida. A Lui stava a cuore proprio la vera obbedienza, contro l’arbitrio dell’uomo. E non dimentichiamo: Egli era il Figlio, con l’autorità e la responsabilità singolari di svelare l’autentica volontà di Dio, per aprire così la strada della parola di Dio verso il mondo dei gentili. E infine: Egli ha concretizzato il suo mandato con la propria obbedienza e umiltà fino alla Croce, rendendo così credibile la sua missione. Non la mia, ma la tua volontà: questa è la parola che rivela il Figlio, la sua umiltà e insieme la sua divinità, e ci indica la strada.

Lasciamoci interrogare ancora una volta: non è che con tali considerazioni viene, di fatto, difeso l’immobilismo, l’irrigidimento della tradizione? No. Chi guarda alla storia dell’epoca post-conciliare, può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibili l’inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l’azione efficace dello Spirito Santo. E se guardiamo alle persone, dalle quali sono scaturiti e scaturiscono questi fiumi freschi di vita, vediamo anche che per una nuova fecondità ci vogliono l’essere ricolmi della gioia della fede, la radicalità dell’obbedienza, la dinamica della speranza e la forza dell’amore.
Cari amici, resta chiaro che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento. Ma forse la figura di Cristo ci appare a volte troppo elevata e troppo grande, per poter osare di prendere le misure da Lui. Il Signore lo sa. Per questo ha provveduto a “traduzioni” in ordini di grandezza più accessibili e più vicini a noi. Proprio per questa ragione, Paolo senza timidezza ha detto alle sue comunità: imitate me, ma io appartengo a Cristo. Egli era per i suoi fedeli una “traduzione” dello stile di vita di Cristo, che essi potevano vedere e alla quale potevano aderire. A partire da Paolo, lungo tutta la storia ci sono state continuamente tali “traduzioni” della via di Gesù in vive figure storiche. Noi sacerdoti possiamo pensare ad una grande schiera di sacerdoti santi, che ci precedono per indicarci la strada: a cominciare da Policarpo di Smirne ed Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi Pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a Papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come “dono e mistero”. I Santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio. E ci lasciano anche capire che Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape.

Cari amici, vorrei brevemente toccare ancora due parole-chiave della rinnovazione delle promesse sacerdotali, che dovrebbero indurci a riflettere in quest’ora della Chiesa e della nostra vita personale. C’è innanzitutto il ricordo del fatto che siamo – come si esprime Paolo – “amministratori dei misteri di Dio” (1Cor 4,1) e che ci spetta il ministero dell’insegnamento, il (munus docendi), che è una parte di tale amministrazione dei misteri di Dio, in cui Egli ci mostra il suo volto e il suo cuore, per donarci se stesso. Nell’incontro dei Cardinali in occasione del recente Concistoro, diversi Pastori, in base alla loro esperienza, hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente. Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola. L’Anno della Fede, il ricordo dell’apertura del Concilio Vaticano II 50 anni fa, deve essere per noi un’occasione di annunciare il messaggio della fede con nuovo zelo e con nuova gioia. Lo troviamo naturalmente in modo fondamentale e primario nella Sacra Scrittura, che non leggeremo e mediteremo mai abbastanza. Ma in questo facciamo tutti l’esperienza di aver bisogno di aiuto per trasmetterla rettamente nel presente, affinché tocchi veramente il nostro cuore. Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio. E naturalmente ne fa parte anche tutto il tesoro dei documenti che Papa Giovanni Paolo II ci ha donato e che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo.

Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. Ma questo naturalmente non deve significare che io non sostenga questa dottrina con tutto me stesso e non stia saldamente ancorato ad essa. In questo contesto mi viene sempre in mente la parola di sant’Agostino: E che cosa è tanto mio quanto me stesso? Che cosa è così poco mio quanto me stesso? Non appartengo a me stesso e divento me stesso proprio per il fatto che vado al di là di me stesso e mediante il superamento di me stesso riesco ad inserirmi in Cristo e nel suo Corpo che è la Chiesa. Se non annunciamo noi stessi e se interiormente siamo diventati tutt’uno con Colui che ci ha chiamati come suoi messaggeri così che siamo plasmati dalla fede e la viviamo, allora la nostra predicazione sarà credibile. Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d’Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore.
L’ultima parola-chiave a cui vorrei ancora accennare si chiama zelo per le anime (animarum zelus). È un’espressione fuori moda che oggi quasi non viene più usata. In alcuni ambienti, la parola anima è considerata addirittura una parola proibita, perché – si dice – esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l’uomo. 
Certamente l’uomo è un’unità, destinata con corpo e anima all’eternità. Ma questo non può significare che non abbiamo più un’anima, un principio costitutivo che garantisce l’unità dell’uomo nella sua vita e al di là della sua morte terrena. E come sacerdoti naturalmente ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto. Tuttavia noi non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore. 
Ci preoccupiamo della salvezza degli uomini in corpo e anima. E in quanto sacerdoti di Gesù Cristo, lo facciamo con zelo. Le persone non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo, mediante il quale diamo una testimonianza credibile per il Vangelo di Gesù Cristo. Preghiamo il Signore di colmarci con la gioia del suo messaggio, affinché con zelo gioioso possiamo servire la sua verità e il suo amore. Amen.

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mercoledì 28 marzo 2018

Il significato del Triduo Pasquale nelle parole di Benedetto XVI (12.04.2006)



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Cari amici, stiamo entrando nel vivo della Settimana Santa. Domani avrà inizio il Triduo Pasquale e, grazie a Gemma, possiamo riascoltare il commento e la spiegazione di Papa Benedetto.
Il 12 aprile 2006, Mercoledì della Settimana Santa, Benedetto XVI spiegò, nella catechesi dell'udienza generale, il significato del Triduo Pasquale. Il testo dell'intervento è consultabile qui.

In particolare:

"Cari fratelli e sorelle,

inizia domani il Triduo pasquale, che è il fulcro dell'intero anno liturgico. Aiutati dai sacri riti del Giovedì Santo, del Venerdì Santo e della solenne Veglia Pasquale, rivivremo il mistero della passione, della morte e della risurrezione del Signore. Questi sono giorni atti a ridestare in noi un più vivo desiderio di aderire a Cristo e di seguirlo generosamente, consapevoli del fatto che Egli ci ha amati sino a dare la sua vita per noi".

"Il Triduo pasquale si apre domani, Giovedì Santo, con la Messa vespertina “in Cena Domini”, anche se al mattino normalmente si tiene un’altra significativa celebrazione liturgica, la Messa del Crisma, durante la quale, raccolto attorno al Vescovo, l’intero presbiterio di ogni Diocesi rinnova le promesse sacerdotali, e partecipa alla benedizione degli oli dei catecumeni, dei malati e del Crisma, e così faremo domani mattina anche qui, in San Pietro. Oltre all’istituzione del Sacerdozio, in questo giorno santo si commemora l’offerta totale che Cristo ha fatto di Sé all’umanità nel sacramento dell’Eucaristia".

"Centrato sul mistero della Passione è il Venerdì Santo, giorno di digiuno e di penitenza, tutto orientato alla contemplazione di Cristo sulla Croce. Nelle chiese viene proclamato il racconto della Passione e risuonano le parole del profeta Zaccaria: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto".

"Nel Sabato Santo la Chiesa, unendosi spiritualmente a Maria, resta in preghiera presso il sepolcro, dove il corpo del Figlio di Dio giace inerte come in una condizione di riposo dopo l’opera creativa della redenzione, realizzata con la sua morte (cfr Eb 4,1-13). A notte inoltrata inizierà la solenne Veglia pasquale, durante la quale in ogni Chiesa il canto gioioso del Gloria e dell’Alleluia pasquale si leverà dal cuore dei nuovi battezzati e dall’intera comunità cristiana, lieta perché Cristo è risorto e ha vinto la morte".

"Consapevoli di essere peccatori, ma fiduciosi nella misericordia divina, lasciamoci riconciliare da Cristo per gustare più intensamente la gioia che Egli ci comunica con la sua risurrezione. 
Il perdono, che ci viene donato da Cristo nel sacramento della Penitenza, è sorgente di pace interiore ed esteriore e ci rende apostoli di pace in un mondo dove continuano purtroppo le divisioni, le sofferenze e i drammi dell’ingiustizia, dell’odio e della violenza, dell’incapacità di riconciliarsi per ricominciare di nuovo con un perdono sincero. 
Noi sappiamo però che il male non ha l'ultima parola, perché a vincere è Cristo crocifisso e risorto e il suo trionfo si manifesta con la forza dell’amore misericordioso. La sua risurrezione ci dà questa certezza: nonostante tutta l’oscurità che vi è nel mondo, il male non ha l’ultima parola. Sorretti da questa certezza potremo con più coraggio ed entusiasmo impegnarci perché nasca un mondo più giusto".

martedì 27 marzo 2018

lunedì 26 marzo 2018

Lettergate. Altro che continuità, qui c'è una voragine. La vera storia degli undici libretti (Magister)

Clicca qui per leggere il commento.

Meraviglioso il "p.s." che conferma la sensazione di molti (se non di tutti).

Lettergate. Il risveglio dei teologi: tutti uniti contro Ratzinger

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Alessia.
Preferisco non commentare ciò che non è commentabile tuttavia annoto alcune considerazioni:

1) finalmente i teologi tornano ad avere spazio sui mass media. Erano anni che non assistevamo a una presa di posizione così unitaria nel nome della comune contrapposizione al teologo Ratzinger;

2) i teologi stanno rispondendo a una lettera riservata e personale che mai ha preteso di ridurre al silenzio alcuno:

3) i teologi non fanno altro che confermare la discontinuità che tanto il vaticano tenta di negare;

4) visto che tutti possono criticare tutti non si capisce come mai attaccare Ratzinger sia lecito e doveroso mentre fare qualche appunto su altri sia considerato un peccato mortale.

Beata coerenza...
R.

domenica 25 marzo 2018

Domenica delle Palme 2007. Benedetto XVI: mani innocenti e cuore puro (YouTube)



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Il 1° aprile 2007, Domenica delle Palme, Benedetto XVI tenne una bellissima omelia partendo dal Vangelo e dai Salmi.
Nel video vediamo anche la benedizione delle Palme e la successiva Processione.
Di seguito il testo integrale dell'omelia.
Grazie come sempre alla nostra Gemma :-)
Buona Domenica delle Palme e buona Settimana Santa a tutti.
R.

CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME  E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro
XXII Giornata Mondiale della Gioventù
Domenica, 1° aprile 2007


Cari fratelli e sorelle,

nella processione della Domenica delle Palme ci associamo alla folla dei discepoli che, in gioia festosa, accompagnano il Signore nel suo ingresso in Gerusalemme. Come loro lodiamo il Signore a gran voce per tutti i prodigi che abbiamo veduto. Sì, anche noi abbiamo visto e vediamo tuttora i prodigi di Cristo: come Egli porti uomini e donne a rinunciare alle comodità della propria vita e a mettersi totalmente a servizio dei sofferenti; come Egli dia il coraggio a uomini e donne di opporsi alla violenza e alla menzogna, per far posto nel mondo alla verità; come Egli, nel segreto, induca uomini e donne a far del bene agli altri, a suscitare la riconciliazione dove c’era l’odio, a creare la pace dove regnava l’inimicizia.

La processione è anzitutto una gioiosa testimonianza che rendiamo a Gesù Cristo, nel quale è diventato visibile a noi il Volto di Dio e grazie al quale il cuore di Dio è aperto a tutti noi. Nel Vangelo di Luca il racconto dell’inizio del corteo nei pressi di Gerusalemme è composto in parte letteralmente sul modello del rito dell’incoronazione col quale, secondo il Primo Libro dei Re, Salomone fu rivestito come erede della regalità di Davide (cfr 1 Re 1,33-35). Così la processione delle Palme è anche una processione di Cristo Re: noi professiamo la regalità di Gesù Cristo, riconosciamo Gesù come il Figlio di Davide, il vero Salomone – il Re della pace e della giustizia. Riconoscerlo come Re significa: accettarlo come Colui che ci indica la via, del quale ci fidiamo e che seguiamo. Significa accettare giorno per giorno la sua parola come criterio valido per la nostra vita. Significa vedere in Lui l’autorità alla quale ci sottomettiamo. Ci sottomettiamo a Lui, perché la sua autorità è l’autorità della verità.

La processione delle Palme è – come quella volta per i discepoli – anzitutto espressione di gioia, perché possiamo conoscere Gesù, perché Egli ci concede di essere suoi amici e perché ci ha donato la chiave della vita. Questa gioia, che sta all’inizio, è però anche espressione del nostro “sì” a Gesù e della nostra disponibilità ad andare con Lui ovunque ci porti. 
L’esortazione che stava oggi all’inizio della nostra liturgia interpreta perciò giustamente la processione anche come rappresentazione simbolica di ciò che chiamiamo “sequela di Cristo”: “Chiediamo la grazia di seguirlo”, abbiamo detto. L’espressione “sequela di Cristo” è una descrizione dell’intera esistenza cristiana in generale. 

In che cosa consiste? Che cosa vuol dire in concreto “seguire Cristo?”

All’inizio, con i primi discepoli, il senso era molto semplice ed immediato: significava che queste persone avevano deciso di lasciare la loro professione, i loro affari, tutta la loro vita per andare con Gesù. Significava intraprendere una nuova professione: quella di discepolo. Il contenuto fondamentale di questa professione era l’andare con il maestro, l’affidarsi totalmente alla sua guida. Così la sequela era una cosa esteriore e, allo stesso tempo, molto interiore. L’aspetto esteriore era il camminare dietro Gesù nelle sue peregrinazioni attraverso la Palestina; quello interiore era il nuovo orientamento dell’esistenza, che non aveva più i suoi punti di riferimento negli affari, nel mestiere che dava da vivere, nella volontà personale, ma che si abbandonava totalmente alla volontà di un Altro. L’essere a sua disposizione era ormai diventata la ragione di vita. Quale rinuncia questo comportasse a ciò che era proprio, quale distogliersi da se stessi, lo possiamo riconoscere in modo assai chiaro in alcune scene dei Vangeli.

Ma con ciò si palesa anche che cosa significhi per noi la sequela e quale sia la sua vera essenza per noi: si tratta di un mutamento interiore dell’esistenza. Richiede che io non sia più chiuso nel mio io considerando la mia autorealizzazione la ragione principale della mia vita. Richiede che io mi doni liberamente a un Altro – per la verità, per l’amore, per Dio che, in Gesù Cristo, mi precede e mi indica la via. Si tratta della decisione fondamentale di non considerare più l’utilità e il guadagno, la carriera e il successo come scopo ultimo della mia vita, ma di riconoscere invece come criteri autentici la verità e l’amore. Si tratta della scelta tra il vivere solo per me stesso o il donarmi – per la cosa più grande. E consideriamo bene che verità e amore non sono valori astratti; in Gesù Cristo essi sono divenuti persona. Seguendo Lui entro nel servizio della verità e dell’amore. Perdendomi mi ritrovo.

Ritorniamo alla liturgia e alla processione delle Palme. In essa la liturgia prevede come canto il Salmo 24 [23], che era anche in Israele un canto processionale usato nella salita al monte del tempio. Il Salmo interpreta la salita interiore di cui la salita esteriore è immagine e ci spiega così ancora una volta che cosa significhi il salire con Cristo. “Chi salirà il monte del Signore?”, chiede il Salmo, ed indica due condizioni essenziali. Coloro che salgono e vogliono giungere veramente in alto, arrivare fino all’altezza vera, devono essere persone che si interrogano su Dio. Persone che scrutano intorno a sé per cercare Dio, per cercare il suo Volto. Cari giovani amici – quanto è importante oggi proprio questo: non lasciarsi semplicemente portare qua e la nella vita; non accontentarsi di ciò che tutti pensano e dicono e fanno. Scrutare Dio e cercare Dio. Non lasciare che la domanda su Dio si dissolva nelle nostre anime. Il desiderio di ciò che è più grande. Il desiderio di conoscere Lui – il suo Volto…

L’altra condizione molto concreta per la salita è questa: può stare nel luogo santo “chi ha mani innocenti e cuore puro”. Mani innocenti – sono mani che non vengono usate per atti di violenza. Sono mani che non sono sporcate con la corruzione, con tangenti. Cuore puro – quando il cuore è puro? È puro un cuore che non finge e non si macchia con menzogna e ipocrisia. Un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva, perché non conosce doppiezza. È puro un cuore che non si strania con l’ebbrezza del piacere; un cuore il cui amore è vero e non è soltanto passione di un momento. Mani innocenti e cuore puro: se noi camminiamo con Gesù, saliamo e troviamo le purificazioni che ci portano veramente a quell’altezza a cui l’uomo è destinato: l’amicizia con Dio stesso.

Il salmo 24 [23] che parla della salita termina con una liturgia d’ingresso davanti al portale del tempio: “Sollevate, porte i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il re della gloria”. Nella vecchia liturgia della Domenica delle Palme il sacerdote, giunto davanti alla chiesa, bussava fortemente con l’asta della croce della processione al portone ancora chiuso, che in seguito a questo bussare si apriva. Era una bella immagine per il mistero dello stesso Gesù Cristo che, con il legno della sua croce, con la forza del suo amore che si dona, ha bussato dal lato del mondo alla porta di Dio; dal lato di un mondo che non riusciva a trovare accesso presso Dio. 

Con la croce Gesù ha spalancato la porta di Dio, la porta tra Dio e gli uomini. Ora essa è aperta. Ma anche dall’altro lato il Signore bussa con la sua croce: bussa alle porte del mondo, alle porte dei nostri cuori, che così spesso e in così gran numero sono chiuse per Dio. E ci parla più o meno così: se le prove che Dio nella creazione ti dà della sua esistenza non riescono ad aprirti per Lui; se la parola della Scrittura e il messaggio della Chiesa ti lasciano indifferente – allora guarda a me, al Dio che per te si è reso sofferente, che personalmente patisce con te – vedi che io soffro per amore tuo e apriti a me, tuo Signore e tuo Dio.

È questo l’appello che in quest’ora lasciamo penetrare nel nostro cuore. Il Signore ci aiuti ad aprire la porta del cuore, la porta del mondo, affinché Egli, il Dio vivente, possa nel suo Figlio arrivare in questo nostro tempo, raggiungere la nostra vita. Amen.

  
© Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana 

sabato 24 marzo 2018

Uno sguardo nella notte: Ripensando Benedetto XVI: l'introduzione di Aldo Maria Valli

Clicca qui per leggere il testo dell'introduzione dell'Autore.

Uno sguardo nella notte: Ripensando Benedetto XVI. Un libro di Aldo Maria Valli

Cari amici, ho appena acquistato il libro "Uno sguardo nella notte: Ripensando Benedetto XVI" di Aldo Maria Valli, con prefazione di Marco Tosatti.
Già dalle prime pagine mi pare molto interessante e soprattutto ben documentato. L'Autore ha seguito da vicino il Pontificato di Papa Benedetto e questo è sicuramente un valore aggiunto.
Consiglio a tutti la lettura del volume che sta già scalando le classifiche di vendita.
R.

Una preghiera per il piccolo Alfie Evans

Cari amici, non servono molte parole. Basta pensare a piccolo Alfie la cui vita è in grave pericolo nel disinteresse pressochè generale.
Credo che la preghiera incessante per questo piccolino sia il dono più prezioso che possiamo offrirgli.
R.

venerdì 23 marzo 2018

Lettergate. Omissioni, menzogne e disinformazioni (Tosatti)

Clicca qui per leggere il commento di Marco Tosatti, da sottoscrivere anche nelle virgole. Da incorniciare la chiosa dell'articolo.

Lettergate. E' proseguito anche ieri il "fuoco" contro Benedetto XVI. Un commento (Raffaella)

Cari amici,
è proseguito anche ieri il "tiro al bersaglio" nei confronti di Benedetto XVI,  accusato di avere violato la "consegna del silenzio" perchè altri hanno letto una sua lettera riservata e personale. Non ridete...è così :-)
Ovviamente lo si imputa anche di volere "silenziare" certi teologi, sempre in virtù di una lettera che avrebbe dovuto rimanere riservata e personale. In altre parole: coloro che vorrebbero ridurre Benedetto al silenzio sono gli stessi che lo mettono sulla graticola perchè egli avrebbe in qualche modo insidiato la libertà di critica altrui.
C'è qualcosa che non va in tutto ciò...sbaglio?
Poi ci si chiede per quale motivo gli Italiani, a tutti i livelli, abbiano una così "grande" considerazione di giornalisti, opinionisti e commentatori.
Basta vedere i nasi arricciati e gli atteggiamenti di profonda indignazione di questa mattina perchè, all'apertura dei lavori delle Camere, persino i politici si rifiutano di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. A proposito: sta parlando il Presidente Emerito Napolitano. C'è qualcuno fra gli "estimatori" di Papa Benedetto che ha qualche obiezione da fare? :-) In fondo anche lui è Emerito...
A parte gli scherzi, vorrei fare un commento a tutta la vicenda.
Penso che il "tiro al bersaglio" nei confronti di Joseph Ratzinger non abbia alcun senso e, soprattutto, che tali critiche non possano e non debbano venire da coloro che nelle ultime due settimane hanno dato prova di faziosità oltre ogni limite.
Coloro che oggi attaccano Benedetto, al limite dell'offesa personale, sono gli stessi che non hanno dato conto della seconda parte della lettera del Papa, della foto "oscurata" e che hanno fatto di tutto per negare l'evidenza e/o minimizzare i fatti finchè la pubblicazione del testo integrale da parte del vaticano non li ha costretti a intervenire ("non senza fatica" cit.).
In tutta franchezza: non meritano attenzione visto che hanno tentato di fare i "furbetti delle letterine".
Ovviamente non mi riferisco alla totalità dei giornalisti, ma ad una parte non inconsistente.
Un'altra annotazione. C'è sempre bisogno di Benedetto XVI per cambiare registro e tornare a parlare di teologia e di temi "forti". Prima del "lettergate" eravamo fermi (almeno nei telegiornali) alle scarpe, ai pantaloni e alle borse nere, al rifiuto del lussuoso appartamento papale (quale? Quello gelido d'inverno e bollente d'estate?), ecc.
Insomma...c'era il solito clima zuccheroso e noioso.
I giornalisti dovranno pur rendersi conto che i blog insorgono solo quando si tocca Benedetto, altrimenti sostanzialmente "si disinteressano".
Ringrazino Ratzinger che mette, come sempre, un po' di brio :-)
Ho letto in vari commenti che il "lettergate" può essere considerato il primo "incidente" dopo la "coabitazione" iniziata nel 2013.
Beh, consentitemi di dirlo forte e chiaro: non è affatto vero! E' l'ultima gaffe in ordine di tempo ma di certo non è la prima. Sapete qual è secondo me il primo vero "incidente"? La circostanza che ha mi ha colpito (parlo per me ovviamente) e che ha costituito un punto di non ritorno?
Risale a molto, molto, tempo fa e precisamente al 25 gennaio 2014. Sono passati più di quattro anni.
Leggiamo l'omelia in occasione dei Vespri nella Solennità della Conversione di San Paolo.
Vengono citati tutti i Pontefici del post Concilio tranne Luciani e Ratzinger. Accettabile l'omissione di Giovanni Paolo I vista la durata del suo Pontificato. Inaccettabile non avere annoverato Benedetto XVI fra coloro che più si sono spesi per il dialogo con le altre confessioni cristiane.
Quello non è stato un incidente, è stato qualcosa di ben più grave. Per me il punto di non ritorno.
Buona giornata :-)
R.

Benedetto XVI, un Pontefice impossibile da "taroccare" (Fontana)

Clicca qui per leggere il commento.

giovedì 22 marzo 2018

Luis Badilla risponde per le rime (e anche di più) a Melloni

Clicca qui per leggere il post da "lodi lodi lodi e squisitezze".
Melloni eviti di praticare il suo sport preferito (attaccare Ratzinger).
Perchè non commenta la vicenda Barros? Perchè non dice due parole sullo storico Henry Sire sospeso dall'Ordine di Malta? 
R.

Lettergate, Massimo Franco parla di rottura di un incantesimo

Clicca qui per leggere l'editoriale di Massimo Franco che ha colto perfettamente la gravità della situazione e la singolarità di quanto accaduto ieri.
Franco ha citato molte contraddizioni ma non il caso sicuramente più grave: Barros.
Quanto alla credibilità della "macchina", personalmente soppeserò ogni parola e mi porrò mille dubbi. Lo facevo già prima, figuriamoci adesso...
R.

Lettergate, Benedetto XVI sul banco degli imputati? Che novità! (Raffaella)

Clicca qui per leggere l'articolo.
Matzuzzi riassume perfettamente il clima. Era del tutto ovvio che, alla fine, ci sarebbe andato di mezzo Benedetto XVI.
La colpa? Semplicemente esistere!
Ostinatamente lo si accusa di violare la consegna del silenzio promessa dopo le dimissioni.
In sostanza si vorrebbe che il massimo teologo vivente tacesse per sempre. Peccato che nemmeno ai condannati per reati gravi si nega la libertà di pensiero e di parola.
Si vorrebbe un Papa Emerito condannato all'ergastolo per chissà quali colpe. Forse potremmo metterci in contatto con Franca Leosini che è esperta nelle interviste ai condannati :-)
La reazione scomposta di questi giorni, diventata ancora più violenta nelle ultime ore, dimostra quanto Benedetto sia scomodo e quanto ancora si abbia paura di lui e della sua intelligenza.
Purtroppo molti giornalisti (non tutti!) hanno perso la bussola arrivando ad accusare il Papa Emerito, i blog a lui vicini o addirittura la curia ostile. Ma quale curia? Sono passati cinque anni dalla rinuncia e ancora diamo la colpa al vecchio corso? Non c'è più nemmeno un "ratzingeriano" (ammesso che ce ne siamo mai stati) nella curia, salvo rarissime eccezioni come il caro cardinale Sarah, il cui ruolo è comunque fortemente ridimensionato.
Del "lettergate" vengono accusati tutti: da Ratzinger ai blog ma non c'è il minimo cenno di autocritica da parte di chi ha gestito la vicenda e non c'è alcuna obiettività da parte degli araldi del nuovo corso.
Avanti così ma poi non stupiamoci se la considerazione per i media è quella che è...
La lettera di Benedetto era personale e riservata. Si è deciso di usarne solo una parte con tutte le conseguenze del caso.
Arrivare addirittura ad accusare Ratzinger di essere rancoroso verso alcuni teologi...beh...lasciamo perdere!
Parliamoci chiaro: da questa vicenda due soggetti escono sconfitti: il vaticano e la categoria dei giornalisti (non tutti ovviamente). Forse è questa la vera ragione di tanto rancore e cattiveria.
R.

Vedi anche:

Viganò, dimissioni "soft". Benedetto è il vero obiettivo

Viganò si dimette, ma niente scuse a Benedetto XVI

Il teologo che "odiava" Ratzinger





mercoledì 21 marzo 2018

Lettergate, anti-Ratz scatenati sui social per coprire lo scandalo della lettera (Tosatti)

Clicca qui per leggere l'articolo di Marco Tosatti.

Lettergate, il merito di avere portato allo scoperto il pensiero di molti vaticanisti... (R.)

Cari amici,
pare che lo scandalo "lettergate" si sia sciolto al primo sole primaverile. Pare perchè è solo la speranza di alcuni commentatori che ancora si illudono di vivere in un'epoca in cui è possibile nascondere le verità scomode. C'è il web, cari signori!
Vedremo se e come lo scandalo farà ancora rumore.
Certo è che ha creato un precedente da cui è e sarà impossibile prescindere. Innanzitutto perchè getta, anche retroattivamente, un'ombra sulla comunicazione.
D'ora in poi qualsiasi notizia, testo o comunicato sarà sottoposto alla lente di ingrandimento della Rete e ciò non vale solo per il futuro ma si riflette anche sul passato perchè oggi è impossibile non chiedersi se si è agito così anche negli anni e nei decenni scorsi.
Comunque la vicenda "Lettergate" ha sicuramente un merito: ha svelato gli intenti e il pensiero di tanti giornalisti e vaticanisti.
Abbiamo letto quanto veleno è stato sparso in questi giorni su Benedetto XVI.
Prima si insiste affinchè scriva una recensione. Dopo il rifiuto e la motivazione di quest'ultimo, si pubblica solo la parte della lettera che interessa allo scopo per poi, su pressione del web, essere costretti a divulgare tutto il testo.
Dopo un primo momento di choc ecco apparire commenti qua e là che non se la prendono con il sistema di comunicazione che ha combinato il pasticcio, ma direttamente con il Papa Emerito, colpevole di non essere rimasto in silenzio.
Ma ci prendono per marziani? La lettera non è un'iniziativa del Papa ma una risposta a una missiva di cui, fra l'altro, continuiamo a ignorare il contenuto.
Il pasticcio è nato perchè si è cercata una "legittimazione" a tutti i costi pur sapendo che fra gli autori dei volumetti ce ne sono un paio che non hanno mai particolarmente apprezzato Ratzinger. E lui avrebbe dovuto scrivere una recensione positiva? E perchè? Come sempre, Benedetto è stato onesto e ha parlato chiaro. Non ha scritto: sì ma anche no. Sì e no. Forse sì e forse no. Il suo ragionamento è stato cristallino come al solito. E allora che cosa si pretende?
Fra parentesi annoto l'ennesima contraddizione giornalistica: posto che Benedetto non ha parlato di propria iniziativa, che cosa ci sarebbe di male se ogni tanto dovesse sentire il bisogno di intervenire? Gli emeriti hanno sempre parlato e nessuno ha mai detto nulla: da Kasper a Martini, da Bertone (il cui libro non commenterò) a Negri. Ha sempre parlato persino Danneels!
Ciò che però lascia senza fiato è l'atteggiamento di alcuni vaticanisti che usano per Papa Benedetto un linguaggio che non ci saremmo mai aspettati giungendo addirittura a rievocare Ratisbona che c'entra come i cavoli a merenda.
Massima delusione ma grande insegnamento per il futuro.
R.

p.s. mentre scrivevo è giunta la notizia delle dimissioni di Viganò.

"Chiesa cattolica, dove vai?". Un convegno. Perché non perda la strada (Magister)

Clicca qui per leggere il post.

lunedì 19 marzo 2018

Buon onomastico, Joseph!

Oggi, 19 marzo, è il giorno dell'onomastico di Papa Benedetto, nato Joseph!
Attraverso il blog vogliamo fare gli auguri al Papa assicurandogli il ricordo affettuoso nella preghiera :-)
Buon onomastico a tutti coloro che si chiamano Giuseppe, Giuseppina, Pino, Pina...
E auguri ai nostri papà e nonni, quelli che sono ancora con noi e coloro che abitano in Cielo :-)
Auguri a tutti!!!
Il blog

Quei "volumetti anti papali". Vaticano alle comiche finali (Bertocchi)

Clicca qui per leggere il commento.

domenica 18 marzo 2018

La “sorpresa” del Papa Emerito e il passato che ritorna (Valli)

Clicca qui per leggere il post di Aldo Maria Valli.

Conosciamo meglio Peter Hünermann...

Grazie a Gemma conosciamo meglio questo teologo di cui tanto si parla:

Ciò che rimane di Ratzinger

La mossa del Papa viene definita 'un grave errore'

Lettergate. Ecco come il Vaticano ha censurato la lettera di Benedetto XVI. La ricostruzione di Matzuzzi

Clicca qui per leggere l'articolo segnalatoci da Arcangela.
Facciamo nostre le domande del vaticanista de Il Foglio.

Lettergate, un post molto significativo de "Il Sismografo"

Clicca qui per leggere il post.
Davvero molto interessante. Il Sismografo si pone la domanda che tanti giornalisti fanno finta di non capire: 

"Come è possibile che la Lev abbia commissionato a 11 teologi questi volumetti includendo fra loro due tedeschi che il Papa emerito, alla fine, considera la ragione per la quale non può dare il contributo richiesto? Come è stato possibile dare tribuna ad un teologo fondatore di un'organizzazione contraria apertamente al magistero pontificio?"

Ecco il punto, ecco la domanda che una stampa seria dovrebbe porsi e alla quale il vaticano dovrebbe dare una risposta.
Se si è sentita la necessità impellente di affidare il lavoro a teologi che si sono distinti per le aspre critiche al Magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, come si può ancora parlare di continuità?
E' ora indispensabile leggere la lettera di Viganò. Forse comprenderemmo meglio l'aggettivo "interiore" con il quale Benedetto qualifica il concetto di continuità. 
R.

Lettergate, i giornali italiani coprono tutto non concedendo alla scandalo le prime pagine (R.)

Cari amici,
prosegue quello che la stampa anglosassone ha ribatezzato "lettergate". In effetti il termine mi sembra più che appropriato.
Non mi aspettavo certo che i giornali italiani concedessero la prima pagina ai fatti che abbiamo narrato nei giorni scorsi. Mi pare che non ci sia nemmeno un trafiletto o un richiamo. Naturalmente si poteva anche sperare in un "sussulto" di professionalità e orgoglio da parte di alcuni ma, ovviamente, tutto è rimasto come prima.
Lo scandalo viene "abilmente" nascosto ancora una volta, come sempre. E' accaduto tante e tante volte in questi anni. Pensiamo al caso Inzoli e soprattutto alla vicenda Barros. Pensiamo alla questione cinese, alle vicende dello Ior, ai cardinali coinvolti in questo o quello scandalo, agli arresti di uscieri ecc. ecc. ecc.
Nulla di nuovo sotto il sole...
Non so se lo scandalo trovi spazio nelle pagine interne dei quotidiani ma ha poca importanza visto che i più si soffermano ai titoloni delle rassegne stampa.
Pensiamo a che cosa sarebbe accaduto sei anni fa, otto anni fa, dieci anni fa, tredici anni fa...
Immaginiamo i titoloni sparati in prima pagina, gli articoli indignati, i politici pronti a strapparsi i capelli, le petizioni, gli appelli. E oggi? Nulla!
Sia detto per inciso: una cosa del genere non sarebbe mai accaduta sotto Benedetto XVI perchè egli non ha mai avuto bisogno di endorsement altrui.
Succede ora ma i giornali ci mettono una pezza oscurante.
Che fortuna per l'attuale corso. Ma è davvero una fortuna? Tutto ciò che non compare sulla stampa o in tv è esclusiva ormai della Rete che nulla cancella e tutto conserva.
Si discute tanto di fake news e a me viene francamente da ridere, perchè si cerca di imbavagliare il web con questa scusa quando in realtà certi fatti si conoscono solo collegandosi a internet. Ecco perchè in tanti vorrebbero la censura. Ennò, miei cari!
Chissà quante cose ci hanno nascosto i grandi soloni e quante ce ne nasconderanno ancora. Possiamo ancora fidarci? Penso che la risposta non possa essere che negativa.
Da questa storia ne escono tutti con le ossa rotte a parte Benedetto XVI che si distingue ancora una volta in mezzo al deserto.
Ovviamente ne escono bene alcuni giornalisti e a questo proposito mi permetto di dare un consiglio: non soffermiamoci su quanto scritto da chi fino a ieri minimizzava o negava. Aspettiamo di leggere ciò che hanno da dire coloro di cui possiamo fidarci...
Buona domenica :-)
R.

p.s. interessante questo articolo di Franca Giansoldati.

sabato 17 marzo 2018

Il testo integrale della lettera di Benedetto XVI. Fatti inauditi non giustificabili

Da "La Vigna del Signore"
Alla fine, messo di fronte ai fatti, il vaticano ha deciso di diffondere il testo integrale della lettera di Benedetto XVI. A questo punto manca la lettera che ha sollecitato la risposta del Papa. E' indispensabile leggerla per comprendere pienamente il primo paragrafo del testo.
I fatti sono e restano di una gravità inaudita. Mai ci saremmo aspettati una cosa del genere. Il comunicato vaticano in cui si giustificano le omissioni parlando di "riservatezza" non è commentabile visto che L'INTERA LETTERA ERA RISERVATA E PERSONALE! Poche storie!
Fatti inauditi e ingiustificabili!
La vicenda sia di insegnamento e di monito per tutti!
La figura luminosa di Papa Benedetto ne esce nella sua grandezza così come il lavoro di alcuni vaticanisti a cui rinnovo la mia stima. Da stigmatizzare il comportamento del vaticano e di tanti giornalisti.
R.

p.s. ricordiamo bene i nomi di chi ha detto la verità! Per tutti gli altri vale questo pensiero: prestatevi a ogni sorta di strategia, ma non toccate Benedetto!


Benedictus XVI
Papa Emeritus

Città del Vaticano
7 febbraio 2018
Rev.mo Signore
Mons. Dario Edoardo Viganò
Prefetto della
SEGRETERIA PER LA COMUNICAZIONE
00120 Città del Vaticano

Reverendissimo Monsignore,
Molte grazie per la Sua cortese lettera del 12 gennaio e per l’allegato dono degli undici piccoli volumi curati da Roberto Repole. Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi. I piccoli volumi mostrano a ragione che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento.
Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi “una breve e densa pagina teologica”. In tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo anche solo per ragioni fisiche non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti.
Solo a margine vorrei annotare la mia sorpresa per il fatto che tra gli autori figuri anche il professor Hünermann, che durante il mio pontificato si è messo in luce per avere capeggiato iniziative anti-papali. 
Egli partecipò in misura rilevante al rilascio della “Kölner Erklärimg”, che, in relazione all’enciclica “Veritatis splendor”, attaccò in modo virulento l’autorità magisteriale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la “Europäische  Theologengesellschaft”, che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un’organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito quest’orientamento, rendendo quell’organizzazione un normale strumento d’incontro fra teologi.
Sono certo che avrà comprensione per il mio diniego e La saluto cordialmente. 
Suo Benedetto XVI 
(firma)

Tutto confermato: cancellato un altro paragrafo della lettera di Benedetto XVI. L'inaudita gravità dei fatti (Raffaella)

Cari amici,
ora che anche fonti, che non possono certo essere accusate di remare contro il "nuovo corso", confermano la presenza di un paragrafo né letto nè pubblicato nella lettera di Papa Benedetto, è lecito rincarare la dose e parlare di fatti di inaudita gravità. Fatti che potranno anche essere taciuti dai grandi media, ignorati dalle televisioni e sminuiti su internet, ma fatti che testimoniano un clima, una realtà, che non avremmo mai voluto né vedere né descrivere.
Quanto è accaduto è grave sotto molti punti di vista:

1) si è divulgato un testo che doveva rimanere "personale e riservato" (circostanza ammessa da tutte le fonti);

2) nel comunicato ufficiale è stato completamente omesso il secondo paragrafo letto in conferenza stampa. L'omissione coinvolge quindi il vaticano ma anche i giornalisti presenti (circostanza ammessa da tutte le fonti dopo che Magister ha sbobinato quanto registrato e che altri si sono ben guardati dal riferire);

3) la foto divulgata è stato volutamente modificata in modo che venissero oscurare le ultime righe (circostanza confermata dallo stesso vaticano);

4) è stato completamente omesso (nel senso che non è stato né letto né pubblicato) un terzo paragrafo, forse quello più importante, contenente la spiegazione del rifiuto di recensire i volumi da parte di Papa Benedetto (circostanza confermata da più fonti).

Che cosa deduciamo da tutto ciò? Innanzitutto la mancanza di rispetto verso Benedetto XVI che si vede pubblicare un documento riservato. In secondo luogo la precisa volontà di far dire al Papa ciò che serve alla "causa" omettendo tutto il resto. E siamo di fronte a un'offesa ancora più grave. In terzo luogo il tentativo di nascondere o sminuire il tutto, circostanza che, francamente, non può lasciare indifferenti né i giornalisti né i lettori.

A questo punto non è più prorogabile la pubblicazione della lettera nella versione integrale e anche della missiva originale, ossia quella in cui si chiedeva una recensione da parte del Papa Emerito.

Va da sé che d'ora in poi tutto ciò che uscirà dal vaticano sarà visto sotto una luce "particolare".

Un ringraziamento speciale a Sandro Magister, Marco Tosatti e Matteo Matzuzzi.
Spesso sono stati criticati (penso in particolare a Magister e Tosatti) e accusati di seminare discordia e di remare contro il fresco "profumo di primavere".
Abbiamo ora la certezza (personalmente non ne avevo bisogno ma vale per chi aveva dei "dubia") che questi vaticanisti LIBERI non scrivono tanto per scrivere ma hanno fonti più che attendibili e hanno una qualità che spesso latita: l'onestà.
Un plauso anche a Socci che da subito aveva consigliato di aspettare il testo integrale della lettera.
Infine una nota tutta da ridere: un giornalista molto quotato (non ricordo se inglese o americano) ha scritto che tutto ciò non sarebbe accaduto se Benedetto avesse mantenuto la consegna del silenzio ahahahhahah 
Posso ridere? Innanzitutto il Papa ha risposto a una lettera e non ha scritto di propria iniziativa. In secondo luogo la lettera era riservata. Che cosa deve fare Papa Ratzinger per compiacere queste persone? Rubare il teletrasporto al capitano Kirk e trasferirsi su Marte? 
Detto questo, ribadisco: fuori la lettera!
R.

Quelle "righe bianche" sul secondo foglio della lettera di Benedetto XVI...(Raffaella)

Clicca qui per leggere il post di Sandro Magister, qui per quello di Marco Tosatti e qui per l'articolo di Matteo Matzuzzi.
Più passano i giorni e più la vicenda della lettera di Papa Benedetto assume dei connotati comici o, per meglio dire, tragicomici.
Non ho dubbio alcuno che quanto riportato dai tre vaticanisti corrisponda a verità visto quanto accaduto nei giorni scorsi.
E quindi dico: fuori la lettera di Papa Benedetto!
Mi dispiace moltissimo che ancora una volta ci vada di mezzo Joseph Ratzinger, uomo mite e sensibile, che di certo non merita, come non ha mai meritato, un simile affronto.
Come si è potuto anche solo pensare che Egli potesse recensire "volumi" di teologia scritti, fra gli altri, da persone che in passato lo hanno offeso e denigrato, arrivando addirittura a sottoscrivere la famosa "Dichiarazione di Colonia" del 1989. Ne abbiamo parlato nel blog qui.
Perchè gli è stata chiesta una cosa del genere?
Non si ha il minimo rispetto non solo per il Papa ma anche per l'uomo anziano che non può e non deve affrontare altre sofferenze?
Io mi domando come si possa ancora parlare di continuità quando questi libri di teologia sono stati scritti da almeno due persone che in passato hanno attaccato duramente il Pontificato di Giovanni Paolo II e il lavoro del cardinale Ratzinger.
Non ci sono altri teologi? Perchè rivolgersi proprio a chi ha più duramente attaccato il Magistero precedente il 2013? Non contenti, si è andati persino a chiedere una recensione, una sorta di "endorsement".
Immaginiamo solo che cosa deve avere provato il Papa Emerito quando si è reso conto di trovarsi di fronte non tanto a chi lo ha accusato ma a chi ha offeso Karol Wojtyla, suo amico, la persona che più Ratzinger ha difeso e sostenuto negli anni da Prefetto e anche da Papa.
Si rimane senza parole di fronte a tutto ciò.
A questo punto credo di interpretare la preghiera di tutti: chiediamo rispettosamente al vaticano di divulgare per intero la lettera di Papa Benedetto.
In questo modo non solo si renderebbe giustizia a un uomo buono, ma si metterebbe fine anche alle cosiddette "speculazioni" che tanto dispiacciono alla "gente che piace".
Smettiamola infine con questi giochi. Credo che abbiano abbondantemente stancato.
C'è bisogno di una recensione? La si chieda ai teologi "in sintonia". Ho visto in una foto il più autorevole (colui che fu citato immediatamente dalla "finestra", per intenderci...). Perchè cercare l'appoggio di altri?
Davvero BASTA con questi atteggiamenti. Vediamo se i mass media avranno un sussulto...chiedano, come noi, di poter leggere il testo di Papa Benedetto.
R.